ITALIALIBERATA

L’Italia liberata non può essere solo il verso ben riuscito di una ballata di De Gregori.Non può essere neppure un’utopia o uno slogan.

Deve essere,viceversa, l’idea di un Paese  in cui vivere , ben distante dal luogo economicamente depresso e socialmente bloccato in cui oggi trasciniamo le giornate : un’Italia più vicina allo spirito della sua Costituzione,che disegnava una società aperta in cui il merito e la capacità di iniziativa , e non le tessere di partito , facevano da filtro per l’accesso al benessere ed ai posti di responsabilità.

Questa Italia “ideale ” ha faticato a trovare interpreti e cantori ,ma è l’Italia che il sessanta per cento degli italiani desidera e che troppe volte è stata venduta ad un tanto al chilo dalla politica in cambio di un consenso che vale ottanta euro o poco più . Ma proprio perchè “ideale ” non è necessariamente “utopia ” ,ecco che non  è pensabile arrendersi e credere che la mascherata di Renzi e del suo “partito della nazione ” sia il miglior modo per nascondere il fallimento: c’è bisogno di un taglio netto con quello che si è fatto o non fatto sino ad ora,ma soprattutto c’è bisogno del coraggio di sparigliare le carte in tavola ed alterare il corso degli eventi.

Lo Stato italiano ,come un’azienda con troppi  debiti, deve trovare la forza e le idee per non essere portato a rimorchio verso il baratro,verso lo spossessamento della sua sovranità e della  sua capacità di produrre ricchezza, ma deve fare appello alle sue risorse per tornare ad essere un Paese degno di questo nome, in grado di controllare il suo territorio e di restituire sicurezza sociale ,in tutte le accezioni del termine, ai suoi cittadini .

Per far questo c’è bisogno di dare un taglio alle troppe ipocrisie ed ai buonismi con cui una certa politica imbonisce il popolo e soprattutto c’è bisogno di ripristinare gli indispensabili supporti di ogni democrazia che si rispetti ,come lo Stato di diritto e la separazione netta fra i poteri : infatti , non è seriamente pensabile un qualsiasi progetto di crescita se gli investimenti,pubblici e privati , non sono incentivati da un panorama legislativo chiaro e da regole del gioco trasparenti nell’enunciazione e nell’applicazione ; non è seriamente pensabile un’idea di ripresa economica , oltre tutto, se la politica non fa un bagno di umiltà e non rinuncia all’idea di risolvere ogni problema solo ed esclusivamente con la leva fiscale spinta sino al terrorismo.

Tutto questo,però,è chiaro quanto inattuato,perchè in troppi ,a parole ,vendono un impegno che poi nella pratica va esattamente nella direzione opposta. Per questo ,chiediamo uno sforzo a chi ha l’estro e la voglia di tentare il miracolo .Ci vorrebbe un altro Bettino Craxi ,ma non è ovviamente possibile . Berlusconi ? Si,magari proprio Berlusconi , colui che tante volte ha manifestato la capacità di sparigliare le carte in tavola ma che forse troppe volte è stato mal consigliato da chi diceva di seguirlo ma coltivava solo interessi personali. Proprio io,che tante volte ho criticato il cavaliere ,  credo oggi che Berlusconi sia ancora  così ostinato e fedele al proprio modo di essere da riproporre le sue intuizioni  e trasmetterle ai politici di oggi al netto degli inevitabili errori ed imperfezioni . Questa è una sfida e se in Italia c’è un politico che ama raccogliere e vincere le sfide    quello è proprio lui.

La posta in gioco,per chi non l’avesse capito, è troppo alta per fermarsi a perdere tempo fra le mille polemiche inutili della stagione politica che si sta esaurendo:la seconda repubblica è nata con tangentopoli e sta morendo  con mafia capitale ,ma non possiamo permettere di affogare con essa  fra leggi Severino applicate ad personam  e l’incubo di un trojka prossima ventura.Non possiamo permettere , inoltre, che l’Italia sia incatenata dalla più illiberale ed antipopolare delle riforme ,quella che disegna un patto sociale fatto di pochi livellatori ed una massa di livellati , mentre qualcun altro,senza apparire, ci compra pezzo a pezzo   a prezzo di costo.

Dunque ,riprendiamoci  l’Italia e facciamolo in fretta. Non vorrei mai che le prossime file ai bancomat fossero proprio in questo nostro Paese depresso.

 

Stefano Del Giudice

Precedente Il Paese ha già dato. Successivo Miti al tramonto