Il Paese ha già dato.

images (5)Matteo Renzi non ha la barba e neppure i capelli lunghi. Matteo Renzi ,soprattutto, ha passato da tempo i trentatre anni e non risulta che abbia mai tramutato l’acqua in vino o camminato sulla superficie di fiumi e laghetti  .

Nonostante questi dati oggettivi,tuttavia, il Bomba non si smentisce mai e non perde l’occasione di promettere ciò che potrebbe accadere solo in forza di un miracolo: ipotizzare un repentino taglio della pressione fiscale, ad onta di un debito pubblico da urlo e di un PIL asfittico , è infatti qualcosa che può essere promesso solo sperando in un intervento soprannaturale ,specialmente se si fa dipendere la riuscita del progetto da un programma di riforme di mera facciata , più simile ad un cantiere sulla Salerno -Reggio Calabria  che ad un organico disegno di riassetto delle istituzioni.

Ma andiamo con ordine: alleggerire le tasse è di per sè cosa buona e giusta ,specialmente se la pressione fiscale è alta ed insostenibile come in Italia. E’ tuttavia altrettanto vero che il nostro debito pubblico è un macigno legato al collo del Paese e questo impone di recuperare altrove il mancato introito fiscale ,segnatamente ampliando la base imponibile e promuovendo in modo forte e concreto l’afflusso di capitali da investire nella creazione di nuova ricchezza.

Per ridurre davvero  le tasse ,insomma, bisognerebbe poter riaprire aziende , far crescere quelle esistenti e reintegrare  i troppi disoccupati che abbiamo attualmente sul groppone . Viceversa, tutto resta come prima o forse  va addirittura peggio  e l’annuncio del premier va in archivio come il frutto di un malaugurato colpo di calore causato da una stagione fuori controllo .

Quello che servirebbe , insomma, sarebbe un progetto organico che il nostro governo ovviamente  non ha ,vuoi per la totale incapacità di costruire uno straccio di politica industriale  ,vuoi per l’inadeguatezza di Renzi e dei suoi di fronte al complesso problema delle riforme istituzionali. L’idea del premier e dei suoi ministri,tanto bizzarra quanto malsana, è quella di attirare investimenti dall’estero semplicemente inaugurando l’Expo e  taroccando da riforme istituzionali una serie di provvedimenti di scarsa rilevanza, a partire dalla nuova composizione del Senato, senza comprendere che chi guarda all’Italia per investire i propri soldi ha bisogno di ben altro.

Chiedetevi , se proprio la materia vi riesce ostica, se mai vi siedereste ad un tavolo da poker in cui le regole cambiano ad ogni  alzata di mazzo : chi è disposto a giocare e quindi a rischiare ha infatti bisogno di regole certe , ma anche della sicurezza della loro puntuale ed imparziale applicazione. Da questo punto di vista, ad esempio , si comprende agevolmente quanto sarebbe stato più utile mettere mano al codice penale che non alla composizione del Senato della Repubblica ,posto che un Paese in cui le pene sono esemplari ma solo sulla carta ,tanto per essere chiari, non è assolutamente attrattivo .

Lo stesso dicasi per la situazione in cui versa la Pubblica Amministrazione , per la quale il ministro Madia si è preoccupato di studiare il sistema delle carriere ma non il modo di rendere più efficiente e razionale il suo modo di operare, reso ampolloso ed inconcludente da allucinanti intrecci di competenze e da procedure scritte in politichese. A chi vuole investire in Italia,però, non interessano i criteri valutativi dei dirigenti amministrativi, ma banalmente e semplicemente  che si possa aprire un’azienda in pochi giorni ,come avviene in Inghilterra,in Germania o negli Stati Uniti.

Questi, ovviamente, sono solo due banalissimi esempi, ma rendono chiaramente l’idea di ciò che servirebbe per poter davvero pensare di ridurre le tasse: creare subito le condizioni per calamitare l’interesse degli investitori , proporre le giuste opportunità e finalmente tradurre il tutto in posti di lavoro e rialzo della domanda interna. Quello che invece non serve è esattamente ciò che ha fatto Matteo Renzi , ossia un annuncio fine a se stesso e strumentale alla flessione dei consensi intorno al premier ed al suo partito. No, la materia fiscale non si affronta con questi metodi.

C’è comunque qualcos’altro da aggiungere , dedicato a chi ha paragonato la sparata di Renzi alle promesse di un fisco più equo fatte a suo tempo  da Berlusconi: quest’ultimo , che su questa materia ha sempre ragionato da imprenditore , si è spesso prodigato per trovare opportunità di business per le imprese italiane , superando le difficoltà e le diffidenze con il rapporto personale e con il proprio peso di uomo di affari a tutto campo . Il che equivale a dire ,al netto dei giri di parole, che Berlusconi aveva le idee chiare sul da farsi ,esattamente come aveva le idee chiare sulla necessità di avere buoni rapporti con la Russia di Putin ,un ottimo cliente solvibile e puntuale per le nostre aziende , e di non destabilizzare la Libia di Gheddafi.

Se le cose non hanno funzionato ,insomma, molte responsabilità vanno attribuite alla difficoltà del centrodestra di completare l’opera  con un sistema di riforme interno ,sia pure con l’attenuante di non poter muovere foglia senza avere contro quei sindacati e quelle varie rappresentanze del mondo accademico e della società civile che poi , agli ordini del governo Monti, hanno tranquillamente accettato e  digerito tagli e restrizioni ben peggiori ,dalla riforma Fornero ,com esodati annessi, in poi .

E’ dunque chiaro che un progetto serio dovrà ripartire esattamente da lì,dall’idea di un sistema di riforme concretamene funzionali all’idea di una riduzione delle tasse. Ai tagli senza obbiettivo ed alle riforme allo stato gassoso,messe lì per buttar fuori fiato, non possiamo dare alcun credito.

Il Paese ha già dato.

 

Stefano Del Giudice

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